Profilo dell’autore – La custode del Luogo Sicuro

nathalie-lodjur

Nathalie Lodjur.
Questo è il nome con cui mi destreggio in alcune porzioni della mia esistenza. Descrivermi è per me poco interessante. Mi conosco fin troppo bene. Fatico a comprendere eventuali e inspiegabili curiosità al riguardo, ma constato che talvolta emergano. In ogni caso tali curiosità rimarranno, per la maggior parte, irrisolte.

Di mestiere mi occupo di analisi ed elaborazione strategica. Il percorso con cui ci sono arrivata è sin troppo complicato. Posso dire che buoni studi e una certa dose di intraprendenza aiutano. In genere, dagli sguardi di chi mi incontra, ma ancora non mi conosce, deduco con evidenza, che le doti che mi attribuiscono siano di tutt’altro tipo. Da parte mia non faccio nulla per smentire tali impressioni.

Gironzolo, dunque, su un comodo “tacco dodici”. Uniti ad una presenza, che in genere si definisce “slanciata”, mi garantisco sguardi dall’alto in basso verso la maggior parte dei miei interlocutori, in prevalenza uomini. Prima di arrivare ad incontrare il mio viso hanno, così, modo di distrarsi con altri dettagli di me. Giungono in cima un tantino “confusi”. Da questo fatto, unito alla circostanza che mi classificano, quasi all’istante, come “oca a malapena senziente”, traggo un vantaggio relazionale. Poi, nel tempo, le cose trovano il loro equilibrio.

In ogni caso, un certo tipo di sguardi fatica a scomparire. Un vero peccato. Mi concedo una piccola confidenza personale. Il viaggio di un uomo e una donna insieme è un potenziale incanto. Invece per gli uomini esiste, e lo penso con rammarico, quasi un solo e banale registro emotivo nell’amore che si chiama “concupiscenza”. In prevalenza non conoscono nemmeno la parola. Poche rare eccezioni sono testimoni di un mondo diverso possibile. Comprendo quello stato d’animo fino a venticinque anni. Oltre sarebbe come guardare un settantenne esibirsi con lo skate board: banalmente fuori tempo. Se leggessero “Liebe Dich selbst …” di Eva Zurhorst, potrebbero regalare a se stessi e al mondo una felicità e una vitalità immensa. In questo, devo ammettere, tuttavia, che molte donne cooperano con sorprendente ottusità, risultato di un’atavica ignoranza.

Mi considero un ricercatore. Ignoro quello che mi riserva ogni successiva ora della mia esistenza. È, alla prova dei fati, un vivere un po’ intricato. Ritengo di essere qui per sperimentare, quindi provo a far buon uso del tempo che mi è concesso. Per ora mi fermo qui. Magari in futuro potrei sentirmi ispirata a raccontare qualcosa in più di me. Auguro, a ciascuno, una buona lettura.