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in Economia

L’inflazione spiegata nel contesto di un progetto predatorio (Part 1)

Esaminiamo il concetto di “inflazione”, di cui tanto si parla ma che nessuno o pochi hanno spiegato con chiarezza. Il “perché” di questa “dimenticanza” sarà chiaro al termine di questo “viaggio”, in due tappe, tra le “meraviglie” del sistema monetario.

Sottotitolo: Se le mele si comprano in banca, il pane lo cucinano gli speculatori, gli anziani discutono d’inflazione e le rondini danzano immobili.

Questa primavera è beffarda, come sempre. Regala qualche giorno di cielo azzurro, sole caldo e piacevole sulla pelle, l’illusione di un clima gradevole poi, incurante, si ritrae, lascia spazio ad una nuvolaglia plumbea e ci sferza con un vento freddo e astioso.

Ad ogni sprazzo di bella stagione, per ora brevi parentesi, cerco di far entrare in casa profumi e suoni della vitalità che mi circonda. Il lusso del cinguettio delle rondini che danzano nell’aria è impagabile. Vivere in una piccola città di provincia concede questo privilegio. Apro le finestre di casa. I dialoghi delle persone affaccendate nei giardini la pervadono. È un silenzio guarnito da pochi rumori. Un giardiniere cura la siepe, un vicino scuote la terra con misurati colpi di zappa, due signore si consigliano su come far germogliare al meglio i loro fiori. È un sottofondo di quotidiana e leggera umanità. Difficile capire le parole, mi piace cogliere il tono e il ritmo dei dialoghi, dal quieto al ciarliero.

Sabato pomeriggio ero a casa impegnato nello studio. Ad un tratto, all’esterno, un dialogo si fa concitato. Due uomini, dalla voce anziani, parlano di politica. Hanno interrotto ogni occupazione. Sono presi dalla discussione. Non sento alcun rumore di lavoro e utensili. Si esprimono in dialetto veneto, stretto. Ad un tratto risuona per tre volte una sentenza, con impeto “ … i xe tutti carega …”. Intuibile. “ … sono tutti sedia …”, in questo caso “sedia” si riferisce a “poltrona”. A questo punto mi aspettavo che iniziassero a parlare di banca, finanza, investimenti, speculatori e gruppo Bildenberg.

Non mi stupisco più di nulla: ormai si sente parlare di mutui, prestiti, speculazione, spread e Borsa anche al bar durante una partita a tressette.

Incuriosito, ascolto. I due sono concordi e sicuri. Parlano di figli che faticano a trovare lavoro, di difficoltà, del fatto di voler aiutare le famiglie, di una pensione con cui riescono a stento ad arrivare a fine mese e di risparmi ormai svaniti.

La discussione è animata: “ … i xe drio torne pal cueo ..” e ancora “… i né dise che gavemo bassa inflazion ma i schei no i basta mai …”.
La traduzione è ovvia, la riporto per chiarezza: “… ci stanno prendendo tutti per il c… “, “… ci dicono che abbiamo bassa inflazione ma i soldi non bastano mai …”. È uno sfogo.
Alla fine si quietano e tornano alle loro occupazioni.

Questo episodio mi ricorda con chiarezza, sotto casa, un sabato pomeriggio di primavera, che il tempo delle illusioni è finito. Tutti, proprio tutti, sono disincantati. Nessuno crede alle favole di questa politica, in gran parte ottusa e accattona. Dietro la carta velina dei giornali e delle televisioni emerge solo il nulla, in cui si agita una grande confusione di idee e quindi di emozioni.

Lo spunto mi suggerisce di esaminare il concetto di “inflazione”, di cui tanto si parla ma che nessuno o pochi hanno spiegato con chiarezza. Il “perché” di questa “dimenticanza” sarà chiaro al termine di questo “viaggio”, in due tappe, tra le “meraviglie” del sistema monetario.

L'inflazioneL’inflazione è, innanzi tutto, un fatto che appartiene all’esperienza quotidiana di ciascuno. Immaginiamo di andare al solito negozio: la scorsa settimana le mele costavano 1 €/kg. mentre, questa settimana, sorpresa, le medesime mele costano 1,5 €/kg. e questo evento è “inflazione”, che è la parola tecnica con cui si indica che sono “aumentati i prezzi”. Questa è l’esperienza dell’inflazione.

Questione molto diversa è, invece, “il calcolo dell’inflazione”, che è svolto in modo complesso, prevede la raccolta di dati dei prezzi di un insieme di prodotti, tali dati devono essere valutati, soppesati, compensati e, in genere, il risultato ufficiale di tanto lavoro, complicate elaborazioni e analisi statistiche che coinvolgono uno stuolo di tecnici lo si verifica da soli, con chiarezza, in un istante, facendo la spesa.

Di fronte all’inflazione, come “aumento dei prezzi”, ciascuno si sente un po’ più povero, perché, a parità di soldi spesi, può comprare una quantità minore di prodotti o servizi. In genere quest’impoverimento è definito “perdita del potere d’acquisto”. Mi sorprende sempre come l’impoverimento, un fatto chiaro, sia descritto con un’espressione asettica, un esempio di come distorcere l’uso delle parole per nasconderne il significato più esplicito, come se la parola “povertà” fosse un fatto scabroso in questa nostra società.

In realtà questa “perdita del potere d’acquisto”, che è un dato in apparenza automatico dovuto all’inflazione, va esaminato con attenzione così da evitare grossi fraintendimenti.

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Ecco un esempio chiarificatore. La settimana scorsa le mele costavano 1 €/kg. e il tuo stipendio era di 1.000 €/mese, per cui, quando il prezzo delle mele passa da 1 a 1,5 €/kg. e il tuo stipendio rimane a 1.000 €/mese, allora, in effetti, l’aumento dei prezzi (inflazione) produce impoverimento (perdita di potere d’acquisto). Tuttavia, se il tuo stipendio, ipoteticamente, nella medesima settimana passa da 1.000 a1.5000 €/mese, l’aumento del prezzo delle mele non produce alcun impoverimento e il tuo potere d’acquisto, almeno rispetto alle mele, rimane esattamente uguale.

In conclusione, l’inflazione è il fenomeno che si riferisce al solo aumento dei prezzi, mentre il “potere d’acquisto” misura l’andamento dei prezzi in rapporto con lo stipendio (o reddito) della persona. È evidente che mentre i prezzi variano con frequenza, il reddito si modifica in modo occasionale. Questo fatto, induce a confondere “inflazione” e “potere d’acquisto” mentre sono due concetti distinti, sebbene tra loro correlati. Un tempo in Italia esisteva la cosiddetta “scala mobile”, un meccanismo per cui gli stipendi erano legati all’inflazione e al variare di questa corrispondeva il loro adeguamento automatico. Tale meccanismo era a tutela del potere d’acquisto delle persone. Una volta eliminata la “scala mobile” il rapporto tra inflazione e potere d’acquisto assunse un senso del tutto diverso. L’argomento, qui solo accennato, merita di essere trattato ampiamente in un prossimo futuro.

Ora che è stato chiarito il fenomeno dell’inflazione, è possibile studiarne le sue cause, che sono semplici sebbene poco divulgate. I motivi di questo silenzio saranno chiari al termine di quest’analisi. L’inflazione, dunque, presenta due cause fondamentali, una denominata “interna” e una “esterna”, che è più semplice da descrivere e comprendere.

Studiamo il comportamento di un produttore di frutta, ad esempio di mele, che ha come unico cliente un negozio al quale consegna ogni sera il raccolto della giornata. Il mezzo di trasporto con cui effettua le consegne, un furgone, è di proprietà del produttore stesso, che deve provvedere alle spese per il carburante, acquistato presso un consorzio agrario. Un giorno il consorzio riceve un messaggio dal suo fornitore estero di carburante, l’Algeria, che segnala un aumento del costo del carburante da 100 a 130 € per ogni ettolitro. Il produttore di mele, che acquista il carburante dal consorzio, si trova quindi a sostenere un costo aggiuntivo per il trasporto delle mele dalla sua azienda al negozio. Non conosce i motivi di tale aumento, tuttavia ne deve prendere atto. Inevitabile che i costi aggiuntivi di trasporto causino un aumento del costo delle mele al negozio, che, a sua volta, adegua il prezzo di vendita delle mele alla clientela. In questo modo si ha un fenomeno “inflativo”, dovuto ad una causa “esterna”, in quanto derivante da una decisione presa in Algeria, che è un paese diverso da quello in cui opera il produttore di mele.

Passiamo alle cause “interne”, che sono più complesse e si distinguono in due tipologie, la prima legata alla fiscalità e la seconda alla relazione tra domanda e offerta.

Iniziamo dalla fiscalità. Ipotizziamo che il produttore di mele, debba pagare un insieme di tasse e imposte sulla produzione agricola. È evidente che non appena una di queste tasse o imposte aumenta, il produttore di mele trasferisce il costo aggiuntivo sul prezzo della merce per mantenere il suo reddito. Immediatamente tale aumento si trasmette fino al prezzo di vendita della frutta nel negozio di cui è fornitore. In altre parole, al crescere di tasse e imposte, crescono i prezzi, quindi l’inflazione è influenzata in modo diretto dalla “fiscalità”, almeno nella direzione degli aumenti, mentre, se la fiscalità scende, è possibile che, il prezzo della merce, ormai “accettato” dai consumatori, possa rimanere invariato o ridursi meno di quanto potrebbe, in quanto una parte è incamerata come margine aggiuntivo o dal negozio, o dal produttore o, in parte, da entrambe.

fornaio_inflazione

Esaminiamo ora la seconda causa interna, quella legata alla relazione tra domanda e offerta. Per spiegare questo fenomeno considero, per semplicità, un artigiano del pane, il classico fornaio che da inizio alla sua attività. Dopo aver fatto tutti i suoi investimenti, affitto del negozio, allestimento del laboratorio, acquisto delle attrezzature e delle materia prima, l’artigiano, che di pane sa ogni cosa ma di economia poco o nulla fa un semplice ragionamento. Considera le attrezzature a sua disposizione e valuta che la sua capacità produttiva, al momento, è pari a 10 Kg. di pane al giorno e ritiene di poter lavorare per 300 giorni all’anno, per cui, calcola di essere in grado di produrre, in totale, 3.000 kg. di pane all’anno.

A questo punto calcola tutte le spese che deve sostenere in quello stesso periodo, dalla luce al gas all’acqua, piuttosto che le rate per pagare i macchinari, l’affitto, una retribuzione minima per se e ogni altra spesa necessaria in quel periodo. Fatto il calcolo delle spese, divide tale importo per la produzione potenziale e scopre che per “tenere in piedi” il suo laboratorio artigiano, deve vendere il pane almeno a 0,9 €/kg. È in conformità a questo calcolo che l’artigiano, il giorno dell’apertura del negozio, decide che il pane avrà un prezzo di 1 €/kg.

Presa questa decisione, l’artigiano, durante la notte prepara il pane e al mattino, con i suoi 10 kg. di pane fresco apre il negozio, espone il cartello del prezzo e attende i clienti. Dopo poco iniziano ad entrare i primi e, alle 10 del mattino, l’artigiano si accorge che ha venduto i 10 kg. di pane a 1 €/kg. a 10 clienti. È soddisfatto. Tuttavia, dalle 10 del mattino alle 18 della sera, orario di chiusura, molti latri clienti, attratti dal cartello del prezzo, entrano nel negozio per comprare il pane. Tuttavia, il pane è terminato e l’artigiano non può fare altre vendite. Questa situazione lo rende pensieroso. A sera chiude il negozio e rientra a casa riflettendo sul da farsi.

Il giorno seguente l’artigiano, che non può aumentare la sua produzione di pane, tecnicamente si direbbe che non è in grado di modificare la capacità produttiva nel breve periodo, decide di aumentare il prezzo e cambia il cartello dove ora scrive 2 €/kg. L’artigiano apre il negozio e attende i clienti. La sua attesa si prolunga più del giorno precedente, ma alle 11 del mattino sono entrati nel negozio 10 clienti ai quali ha venduto 1 kg. di pane ciascuno a 2 €/kg. Tutto procede. L’artigiano è soddisfatto. Tuttavia, dalle 11 del mattino alle 18 della sera, orario di chiusura, altri clienti entrano nel negozio per comprare il pane, tuttavia, ancora una volta, è esaurito e non può fare altre vendite. A questo punto la soluzione è semplice. Nei giorni successivi l’artigiano aumenta il prezzo del suo pane fino a quando riesce a vendere tutto il suo prodotto ad un prezzo tale da percepire il massimo guadagno in base alla capacità produttiva (10 kg.) di cui dispone al momento.

Questo breve e anche banale racconto descrive il meccanismo in base al quale l’offerta (la capacità produttiva di pane) e la domanda (la richiesta di pane da parte dei Clienti) trovano un equilibrio e tale equilibrio è indicato dal prezzo. Nel racconto sono stati trascurati consapevolmente e per semplicità molti altri fattori presenti nella realtà, tuttavia lo scopo è far vedere con semplicità la relazione tra andamento dei prezzi (inflazione) e relazione tra domanda e offerta. In altre parole, ad una domanda elevata e scarsa offerta corrisponde un aumento dei prezzi, ossia inflazione, mentre ad una domanda bassa e un’offerta elevata corrisponde una discesa dei prezzi (deflazione).

Comprese le cause “interne” dell’inflazione (fiscalità e rapporto tra domanda e offerta) è facile capire che la causa esterna, sebbene non ne possiamo conoscere il dettaglio, quando siamo nella posizione del produttore di mele, possiamo in ogni caso affermare con certezza che in Algeria si sono verificate una o entrambe le cause, che creano inflazione interna (aumento della fiscalità interna e/o variazione del rapporto tra domanda e offerta di gasolio) e che queste si sono poi “trasferite” all’estero.

Da quanto visto possiamo in conclusione affermare che l’inflazione risente della fiscalità (F) e del rapporto tra domanda e offerta (D/O). Con una notazione matematica del tutto qualitativa e senza alcuna pretesa, se quella di una semplice sintesi, possiamo quindi scrivere che:

I (inflazione) = ƒ (F, D/O)

In particolare l’inflazione (I) aumenta al crescere della fiscalità (F) e del rapporto tra domanda e offerta (D/O) e, viceversa, tende a scendere con la discesa della fiscalità e del calo del rapporto tra domanda e offerta, almeno per la parte che non è incamerata come margine dalla catena produttiva e distributiva.

bild inflation

Chiarito cos’è e quali sono i parametri che “influenzano” l’inflazione, nella prossima e conclusiva tappa del nostro viaggio, esamineremo la relazione tra BCE, Banca Centrale Europea, e inflazione in un rapporto che mai è stato chiarito e svelato, a cominciare dalla formula ormai consunta per cui “l’emissione monetaria produce inflazione”.

Nessuna dichiarazione fu più manipolatrice della realtà e della verità.

Ora è tempo che la primavera riprenda lo spazio che gli compete in questo sabato pomeriggio.