Sembra uno scherzo.. ma non lo è: questo gioco esiste ed è a disposizione di tutti, anche in versione per smartphone e tablet, nel sito della BCE!

in Economia

(Part 2) L’inflazione spiegata nel contesto di un progetto predatorio

La posizione della BCE non è per nulla neutrale e il fatto che abbia come obiettivo principale il “… mantenimento della stabilità dei prezzi …” significa che sta perseguendo il suo stesso massimo interesse nel contesto dell’economia finanziaria a danno dell’economia manifatturiera.

La seconda parte del viaggio nel fantastico mondo dell’inflazione.

La prima parte è disponibile qui.

Nessun preambolo e introduzione. Procediamo diretti e sicuri al centro della questione: il rapporto tra BCE, Banca Centrale Europea e l’inflazione.

Inflazione nell'eurozona
Per fare questo è necessario considerare cosa è riportato nel trattato unificato Maastricht – Lisbona in materia di banca centrale, inteso come l’organo chiamato a regolare il funzionamento del sistema monetario, in questo caso riguardante l’€. In particolare all’art. 282, comma 2, del trattato è scritto che “… l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi …”, dove la sigla SEBC indica il Sistema Europeo delle Banche Centrali, ossia, la più comune BCE, Banca Centrale Europea, con tutte le altre banche centrali degli stati aderenti all’€ e all’Unione Europea.

L’’art. 282 indica, quindi, che l’obiettivo della BCE è che l’inflazione sia “sotto controllo” ossia bassa e possibilmente costante. In particolare la BCE ha dichiarato che l’obiettivo ottimo è che l’inflazione sia inferiore al 2% annuo. Portare queste parole nella formula, che definimmo qui, significa ottenere che:

I (inflazione) = ƒ (F, D/O)
I (inflazione), costante e pari al 2%

Consideriamo allora che nella UE, e in particolare in Italia, la fiscalità (F) è sempre aumentata, nonostante le infinte promesse degli attori politici, oltre le apparenze e le parole del tutto immobili, speculatori dei bisogni umani di cui si circondano, che si siano presentati sulla scena; il fenomeno è stato ancor più incisivo negli ultimi anni, fino ad arrivare ad un livello percepito e reale quasi insostenibile. Di frequente accade, che persone comuni siano costrette ad usare i propri risparmi o a sottoscrivere mutui e prestiti per onorarle e che piccole e medie aziende siano costrette a rinunciare ad investimenti sicuri e ad ipotecare le proprietà, per la gioia di finanza e speculazione.

Siamo, quindi, di fronte ad una fiscalità (F) in crescita, mentre abbiamo un’inflazione (I) che dovrebbe rimanere costante. A questo punto, senza essere dei matematici raffinati la conclusione è semplice. Perché l’inflazione (I) rimanga costante, mentre la fiscalità (F) aumenta, l’unica possibilità è che la il rapporto tra Domanda/Offerta (D/O) cali, ossia la Domanda di prodotti si riduca in modo da compensare la spinta inflativa della crescita della fiscalità.

Per sintetizzare si ottiene quindi:

I (inflazione) = ƒ (F, D/O)
Obiettivo BCE: I (inflazione) = costante (limitata)

F (fiscalità), in aumento

D (domanda), in contrazione

Con questa semplice sintesi emerge quindi l’immediata spiegazione del fenomeno economico di questi ultimi sei anni chiamato “crisi”. Alla bassa inflazione, correlata ad una fiscalità sempre maggiore, decisa dai governi dei vari paesi dell’Unione Europea, è corrisposta e doveva corrispondere la caduta della Domanda, oltretutto a fronte di un’Offerta assolutamente abbondante.

Tutto questo si è quindi tradotto in una caduta dei volumi di vendita, quindi il sistema produttivo si è trovato in crisi da sovrapproduzione a cui ha risposto con la riduzione della produzione stessa e quindi del personale impiegato, magazzini pieni di merce invenduta, distribuzione ferma, negozi chiusi e tutto il resto a cui si assiste nella cronaca quotidiana.

La crisi economica degli ultimi anni, osservata da questo punto di vista, smette di essere un fenomeno dovuto ad una serie di circostanze fortuite non meglio comprensibili, ma appare come il risultato di decisioni e obiettivi definiti che, concatenati tra loro, hanno generato effetti, questi si, evidenti.

Compresa la situazione, è possibile porsi almeno due domande. La prima: le politiche d’aumento della pressione fiscale adottate dai vari governi dell’Unione Europea da cosa sono state determinate? La seconda: perché l’obiettivo principale del SEBC è “.. il mantenimento della stabilità dei prezzi”?

Alla prima domanda la risposta è assai facile. Basti ricordare la vicenda che riguarda l’Italia che si verificò tra luglio e settembre del 2011. In quel periodo arrivò al governo italiano una lettera dalla BCE in cui si segnalava il rischio del debito pubblico, in concomitanza con l’esplodere del “problema” dello Spread, lettera che conteneva una lista d’iniziative e prescrizioni che la BCE “caldeggiava” venissero adottate dal governo italiano e che andavano tutte nella direzione di un aumento della pressione fiscale. Evito di entrare nei dettagli, ma è evidente che la BCE, con quella lettera, “sollecitava” il governo italiano ad adottare politiche che aiutavano la BCE stessa nel suo obiettivo di mantenimento della stabilità dei prezzi a danno della domanda interna in Italia. In altre parole, i governi non sono mai stati così “autonomi” nelle loro decisioni rispetto a quanto indicato dalla BCE. Allo stesso tempo per la BCE si reclama, sempre e immancabilmente la più totale autonomia dalle decisioni politiche. In effetti, un modo un tantino eccentrico di definire una relazione equilibrata tra poteri.

La risposta alla seconda domanda è più complessa, tuttavia appare evidente appena si mettono gli elementi nel giusto ordine. Per fare questo, utilizzo una breve storia. I protagonisti sono Luca, giovane commerciante, che possiede denaro contante per 30.0000 €, e Alessia, matura signora proprietaria di un ettaro di terreno agricolo dal valore commerciale sempre di 30.000 €. Immaginiamo di osservare Luca e Alessia in tre momenti caratterizzati da un’inflazione molto diversa: alta, bassa e negativa (deflazione), sempre a partire dalle condizioni iniziali descritte sopra.

Immaginiamo che Luca e Alessia siano in una situazione di alta inflazione, ad esempio del 200% annuo. In questo caso Luca si trova in una situazione difficile, i suoi risparmi perdono valore ad una velocità sorprendente e se non trova rapidamente modo di investirli in qualcosa di proficuo ben presto gli rimane poco o nulla. Come si dice nella tradizione dialettale veneta: “i schei no i val pì nient” (i soldi non valgono più nulla). Oltretutto in questa situazione avrà difficoltà a “trasformare” i suoi risparmi in beni durevoli, ad esempio un terreno agricolo come quello di Alessia, perché chi possiede tali beni è a conoscenza del rischio e si trattiene dal vendere le sue proprietà. Alessia, nello stesso momento, è ben contenta di possedere il suo terreno agricolo. A ben guardare ogni mattina si alza, apre la finestra della camera e il suo terreno è sempre li, sotto i suoi occhi e non si riduce in superficie per effetto dell’inflazione, come invece accade ai risparmi di Luca. Al contrario, giorno dopo giorno, il valore del suo terreno cresce perché molti vorrebbero trasformare i loro soldi in beni materiali e durevoli; non mancano i potenziali compratori, tuttavia Alessia sa che in questo momento la cosa migliore è tenersi il suo terreno agricolo che, oltretutto, ben coltivato, le fornisce un reddito sicuro con prodotti che, al momento della vendita, sono sempre ben remunerati. In questa situazione di alta inflazione vediamo che la situazione è favorevole per l’economia manifatturiera di Alessia e piuttosto difficile per l’economia finanziaria di Luca.

Ora consideriamo il caso di una situazione a bassa inflazione, pari al 2% annuo. In questo caso Luca è del tutto tranquillo, i suoi risparmi sono al sicuro e se fa qualche piccolo investimento recupera agevolmente l’inflazione, oltretutto la sua “ricchezza” è immediatamente disponibile e, se serve, può cogliere qualsiasi occasione, anche commerciale per fare “ruotare” i suoi risparmi e produrre facili utili aggiuntivi. Inoltre, in questa situazione, ha facilità nel trasformare i suoi risparmi in beni durevoli, senza che ci siano “resistenze” da parte dei venditori. Allo stesso tempo Alessia vede la sua proprietà stabile in valore, in media ci sono persone interessate al suo terreno, senza tuttavia gli eccessi che sperimentati nel periodo ad alta inflazione, per mantenere la sua proprietà deve renderla produttiva al fine di avere un minimo reddito che non può trarre da altre forme di investimento, in quanto il terreno è un bene a lenta circolazione e richiede molto più lento per essere venduto e il ricavato reinvestito. Alessia sarebbe, nel complesso, abbastanza soddisfatta se non ci fossero le tasse sul patrimonio e sui beni immobili che le “mangiano” ogni anno un pezzetto della sua proprietà. In questo caso la situazione si è rovesciata ed è a favore di Luca, l’economia finanziaria, con Alessia, l’economia manifatturiera, che deve darsi da fare per mantenere il suo patrimonio.

Infine consideriamo il caso della deflazione, per cui i prezzi scendono in quanto in presenza di una grande offerta di beni, la domanda è molto scarsa. Luca in questa situazione è molto soddisfatto. Ogni giorno che passa i suoi risparmi gli permetterebbero di comprare beni in quantità e qualità crescenti, si trattiene dal fare investimenti immobiliari perché sa che, tra sei mesi, allo stesso prezzo, potrà comprare un terreno agricolo di dimensioni maggiori. Luca non deve fare nulla e i suoi risparmi gli permettono di “arricchirsi” in beni reali ogni giorno di più. Alessia invece, è preoccupata. I prodotti del suo terreno sono sempre di ottima qualità, ma pochi sono disposti a comprarli, e chi compra è disposto a pagare un prezzo sempre più basso, Alessia oltretutto fatica a mantenere la sua proprietà, le tasse sul patrimonio sono difficili da sostenere e, anche se cerca di vendere il terreno, non trova compratori, se non a prezzi davvero molto bassi che continuano a scendere. In questa situazione, se non trova una via d’uscita, rischia davvero, quando si alza ogni mattina, di guardare il suo terreno agricolo e di vederlo sparire un pezzetto al giorno fino a scomparire. In questo caso la situazione si è completamente ribaltata ed è a totale favore di Luca, economia finanziaria ed è un autentico dramma per Alessia, economia manifatturiera.

A conclusione di questa breve riflessione ci accorgiamo quindi che in una situazione d’alta inflazione domina l’economia manifatturiera ed è penalizzata l’economia finanziaria, mentre, in una situazione di deflazione, il rapporto è del tutto rovesciato.

Consideriamo allora il ruolo della BCE e vediamo se la sua posizione è neutrale in questo scenario. È evidente che la BCE, che possiamo guardare come un’azienda che produce “denaro”, ha tutto l’interesse che il suo prodotto abbia il massimo valore sul mercato e, considerato che quando si ha alta inflazione “i schei no i val pì nient”, è evidente che la BCE ha tutto l’interesse ad avere bassa inflazione se non, addirittura, deflazione, situazione in cui il suo “prodotto” è assolutamente vincente.

Da questa osservazione capiamo che la posizione della BCE non è per nulla neutrale e il fatto che abbia come obiettivo principale il “… mantenimento della stabilità dei prezzi …” significa che sta perseguendo il suo stesso massimo interesse nel contesto dell’economia finanziaria a danno dell’economia manifatturiera.

Sembra uno scherzo.. ma non lo è: questo gioco esiste ed è a disposizione di tutti, anche in versione per smartphone e tablet, nel sito della BCE!

Sembra uno scherzo.. ma non lo è: questo gioco esiste ed è a disposizione di tutti, anche in versione per smartphone e tablet, nel sito della BCE!

A questo si deve aggiungere un altro fattore, molto tecnico e forse un po’ più ostico di quanto visto finora, ma che merita attenzione. La BCE, e tutto il sistema bancario privato correlato, opera come ogni banca, ossia eroga credito che diventa debito e attende la restituzione del credito originario maggiorato degli interessi.

L’erogazione del credito è sempre fatta sulla base di debito, ossia di impegni reali alla restituzione del credito ricevuto da parte del debitore. In altre parole l’emissione monetaria è sempre basata su garanzie concrete, quindi su beni e servizi reali che qualcuno già possiede o già ha ceduto ad altri, come ad esempio sarebbe il cosiddetto “anticipo fatture”, merce prodotta e venduta di cui, in attesa dell’incasso, si richiede il corrispettivo monetario alla banca in anticipo. Quindi esiste una corrispondenza equilibrata tra massa monetaria emessa e beni reali disponibili e tale circostanza implica che non ci siano fenomeni inflativi derivanti dallo squilibrio tra domanda e offerta.

Tuttavia il sistema bancario si attende di incassare degli interessi, che non sono necessariamente supportati da beni reali, ma sono accreditati dal sistema bancario a se stesso. Questo comporta che si vada a creare una massa monetaria aggiuntiva che induce possibile potere d’acquisto e quindi Domanda, senza che ci sia corrispondente disponibilità di beni e servizi reali. Tale circostanza produce fenomeni inflativi, ma questi sono quelli che il sistema bancario intende e vuole assolutamente contrastare per il suo stesso duplice beneficio. Rimanere nella zona di bassa inflazione/deflazione in cui l’economia finanziaria vince e domina su quella manifatturiera e garantirsi un potere d’acquisto stabile e sicuro corrispondente alla quota di utili derivanti dal flusso di interessi che il sistema bancario accredita a se stesso per effetto del processo di emissione credito / riscossione debito.

Questa osservazione indica due cose molto chiare. La prima è che l’economia finanziaria e il sistema bancario che ne è parte integrante, soprattutto dopo la revoca della legge di separazione tra banche d’affari e le banche commerciali, non sono a supporto, ma parassiti dell’economia manifatturiera, la seconda è che, i principi di concorrenza sfrenata, comportano che tutti i soggetti dell’economia manifatturiera siano spinti alla competizione e questo induca una contrazione dei prezzi per effetto della contrazione dei margini operativi. Se il processo è globale tanto meglio, in quanto tale concorrenza produce un effetto deflativo generale a tutto vantaggio, ancora una volta, dell’economia finanziaria, che si comporta come il ficus strangolatore. Si aggancia alla pianta ospite, cresce sul suo stesso tronco, e quando pronto, la stritola e la uccide succhiando tutta la sua linfa vitale.

In altre parole, l’unico soggetto che produce realmente inflazione nel sistema economico è il sistema bancario e finanziario che, per compensare tale fenomeno, strangola l’economia manifatturiera.

Oltretutto, per nascondere tale evidenza, si assume il ruolo di “difensore del sistema dal pericolo dell’inflazione”, come se un virus, iniettato in un corpo, per poter agire indisturbato si travestisse da globulo bianco e mentre dichiara di combattere l’infezione, si aggira indisturbato ovunque desideri.

L’esito è inevitabile ed è in corso. Stiamo assistendo agli eventi finali.