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Teoria della Relatività, Eta Beta, Galileo e altre strane questioni nell’Universo

I° parte

Ho deciso di pubblicare le mie considerazioni in due parti.
Questa è, appunto, la prima.
Stay tuned per il seguito.

Il mondo scientifico e accademico istituzionale è un terreno arido per il superamento esplicito della Teoria della Relatività. Era previsto, tuttavia, che prima o poi qualcuno si sarebbe occupato di confutarla con chiarezza, evidenza e semplicità.

Premessa. Qualche giorno addietro ho trascorso ore al telefono in collegamento con l’altra città dove si svolge in prevalenza la mia vita. La parte importante della mia vita. Mi sentivo adolescente, frasi da romanzetto rosa. È l’effetto di una lontananza che talvolta si protrae troppo a lungo, almeno per me.

Il giorno seguente ero di un umore radioso; adoro ricevere rassicurazioni ed esiste, per mia fortuna, “qualcuno” che lo sa fare meravigliosamente bene. Nei giorni seguenti le uniche sensazioni che provo sono tenerezza e accudimento. Quando accade mi sorprendo, immancabilmente. Questa breve cronaca personale ha un piccolo legame con il mio lavoro. Tra poco sarà evidente nella sua minuzia.

Tra i miei impegni ho il compito, talvolta, di partecipare ad incontri con gruppi di studiosi. Si possono definire formalmente “programmi d’aggiornamento”. Lo spirito dovrebbe essere di reciproco scambio. In realtà, con o senza la collaborazione della controparte, abbiamo il compito di acquisire la conoscenza disponibile. È una delle situazioni del lavoro che più mi entusiasma.

Ogni nostro interlocutore è istruito ad affrontare tali circostanze, ma, in prevalenza, sono scienziati e ricercatori, non esperti di analisi strategica. Alla fine si rivelano dei “libri aperti”. Penso ne siano consapevoli. In qualche occasione provano ad “esplorare” al di fuori del loro territorio. È un tentativo, in genere piuttosto ingenuo, di far emergere, se possibile, informazioni “non autorizzate”.

Di recente l’incaricato delle “esplorazioni” era Federico, ricercatore in fisica, carriera brillante e da poco inserito in un importante laboratorio. Quasi coetanei. Mi fa una domanda durante una pausa e assume il ruolo del “giovane sprovveduto che vorrebbe tanto sapere da chi è più inserito”. Classica scena da ufficio. Siamo davanti alla macchinetta automatica del caffé. Con disinvoltura dice: “… sono arrivato da poco, ma ho la sensazione che la Teoria della Relatività sia finita in naftalina …”. Mi guarda. Aspetta di capire se e cosa rispondo. Gli sorrido e dico:” … sono solo un’analista, devo considerare e valutare ogni ipotesi, non mi posso permettere di escludere nulla …”. La risposta è diplomatica, ossia ineccepibile ed evasiva.

Pervasa dalla sensazione di tenerezza e accudimento della sera precedente, gli avrei spiegato ogni cosa. In realtà non ha bisogno di me, presto capirà. Ha le competenze adatte, si trova nell’ambiente giusto e, se è stato incaricato di quest’incontro, è adatto al suo compito, ossia, in altre parole, ha abbastanza cervello per capire come stanno davvero le cose.

L’episodio mi ha fatto poi riflettere. “Naftalina” … una bella parola dal sapore antico. Un personaggio dei fumetti di Walt Disney, Eta Beta, ne fa il suo cibo preferito. Questo fatto meriterebbe di essere esaminato con attenzione. Mi limito ad una segnalazione. In un fumetto per bambini, popolato da animali che sono “cittadini” e “abitanti” di città che, pur di fantasia, hanno un’organizzazione del tutto moderna, è presente un personaggio esplicitamente extra terrestre. Si chiama “imprinting cognitivo / culturale”. Ne riparlerò.

In ogni caso, per mie strane associazioni mentali, questa parola, naftalina, l’ho trovato un segnale da seguire per dare forma ad un nuovo passo di questo viaggio da poco intrapreso. Il mio interlocutore ha i mezzi per trovare la risposta al suo quesito; per molti altri, invece, l’asimmetria informativa in tale ambito è così assurda da essere quasi incolmabile. La domanda da porsi, in una forma più esplicita, è, quindi, la seguente: la Teoria della Relatività di Einstein ha fondamento o va considerata superata?

La risposta è semplice, per chi è interessato ad affrontarla. Tra i molti materiali disponibili, in gran parte sconosciuti e poco diffusi, segnalo, proprio perché in italiano, un opuscolo, lo definisce in questo modo lo stesso autore, che, in una forma abbastanza divulgativa, esamina la questione. Il titolo, eloquente, è “Il grande bluff di Albert Einstein”. È reperibile. L’autore è uno scienziato e ricercatore.

Nell’opuscolo l’argomento è affrontato con semplicità. Le domande da porsi sono le seguenti: perché questo libro, quasi sconosciuto al pubblico, è arrivato nei tavoli “giusti” e perché le conclusioni, note da tempo (*), non hanno fin qui generato effetti evidenti nel mondo scientifico? Insomma, constatato questo “bluff”, perché nessuno si prende il compito di svelarlo e catapultare la scienza cento anni avanti in un solo istante?

L’autore pubblica il libro nel marzo del 2011. Da poco, dopo una generosa seppur controversa carriera scientifica, era in pensione. Forse è in quella fase della vita dove ci si sente, in parte, sopra le umane vicende, almeno quelle più prosaicamente materiali, la carriera professionale è, ufficialmente, giunta al termine e si sente lo spazio, prima emotivo e poi materiale, per manifestare in modo aperto risultati scientifici, fin lì gestiti con realismo e senso pratico.

L’autore, in realtà, ha uno spirito “ribelle” ed escludo abbia fatto calcoli di questa natura. Per vicende impreviste, ho avuto il privilegio e il piacere di conoscerlo di persona. Ne ho tratto una bella impressione, un uomo saldo nelle sue ragioni, al limite della testardaggine, sebbene osteggiato dal mondo scientifico, purtroppo afflitto da una difficile malattia. Gli auguro ogni bene oltre ad avere la mia personale, per quanto poco rilevante, riconoscenza per il lavoro svolto.

Fatta questa riflessione, osserviamo come stanno le cose oggi nel mondo scientifico. Immaginiamo un giovane e brillante ricercatore. Il primo fatto è che la Teoria è un dato considerato così consolidato da essere diventato quasi un tabù. Da tempo nessuna istituzione scientifica finanzia una qualche ricerca per confutarla. Al massimo, da ricerche indirizzate ad altri e diversi obiettivi, emergono, in modo indiretto, risultati sperimentali che vanno in tale direzione.

Un giovane ricercatore che si trovi, dunque, in questa situazione, prima di confutare la Teoria, verificherà la fondatezza delle evidenze sperimentali raccolte. Se ogni cosa confermasse tali evidenze e, quindi, l’infondatezza della Teoria, ha due possibilità. La prima è quella di presentare i propri risultati e attendere che la “comunità scientifica” li faccia propri; si tratta di una modalità indiretta dai risultati irrilevanti.

La seconda è quella di agire in modo esplicito “contro” la Teoria. In questo caso torniamo al punto iniziale. Nessuna istituzione finanzia una ricerca per andare contro l’opera di altri. Il direttore scientifico dissuaderà il giovane ricercatore che, se decide di proseguire, sarà solo nella battaglia. Questo trarrà con saggezza le ovvie conclusioni. In definitiva, la Teoria è un tabù e nessuno ha intenzione di violarlo, se tale violazione costa la carriera futura o una già consolidata. Gli scienziati sono ricordati per le loro scoperte non per la distruzione del lavoro altrui. È per questo, che emergono tanti nuovi approcci che cercano di “superare” la Teoria, con l’implicita dichiarazione che questa è, ormai, in “naftalina”.

Chiarito, quindi, che il mondo scientifico e accademico istituzionale è un terreno arido per il superamento esplicito della Teoria della Relatività, era previsto, tuttavia, che prima o poi qualcuno si sarebbe occupato di confutarla con chiarezza, evidenza e semplicità. L’unico dubbio era quando ciò fosse accaduto. Tuttavia, nonostante l’evento atteso si sia verificato, la Teoria rimane ancora in auge.

La prima cosa da constatare è che nessun media di rilievo si è preso il compito di portare questa conoscenza al grande pubblico. L’impatto nell’immaginario collettivo è prevedibile. La morte di un mito e la violazione di un tabù è un fattore di instabilità per un sistema. Una volta creato un “vuoto” ne deriva che qualcosa andrà a colmarlo. Si consideri, ad esempio, uno scienziato che avesse la curiosità di leggere quell’opuscolo: in un paio d’ore al massimo, potrebbe decidere di indirizzare in modo ben più proficuo la propria vita di scienza.

Preso atto delle circostanze generali in cui il mondo scientifico procede, quello che emerge è una specie di “inerzia culturale”, che impedisce di prendere, volta per volta, la strada corretta nel progresso scientifico. Nulla di eclatante. La storia della scienza, in ogni epoca, è ricolma di eventi simili. In questo caso, tuttavia, la questione è più profonda e articolata ed ha implicazioni sorprendenti.
Per comprendere queste implicazioni e, prima ancora, per accettarle dal punto di vista emotivo, dato il senso d’incredulità e di sbigottimento che inducono ad una prima lettura, è necessario occuparsi di alcuni fatti preliminari e descrivere in modo chiaro il “campo di gioco” in cui si svolge, da decenni, la trama che ruota intorno alla Teoria della Relatività, inserita nel più ampio campo della ricerca scientifica.

Fin qui, dunque, le premesse che ci portano a cogliere un primo concetto: abbiamo di fronte “un grande bluff”.
La posta in gioco, usando il gergo del poker, è immensa. Il premio da conquistare è ora l’argomento da affrontare. Un piccolo indizio. La ricerca scientifica ha due mondi di riferimento e di manifestazione: la ricerca civile e industriale e la ricerca militare. La seconda è, non a caso, almeno trent’anni avanti alla prima. Chiedersi il “perché” dischiude molte barriere mentali ed emotive nella testa di ognuno.

(*) un precedente storico, sempre per iniziativa di un italiano, si è avuto con l’opera pubblicata nel 1955 e intitolata “Einstein o Todeschini? Qual è la chiave dell’universo”, di M. Todeschini, Ed. CIP, Bergamo, 1955; ogni conoscenza al riguardo è precipitata in un oblio progressivo per oltre 30 anni e solo di recente, per il contributo di pochi e tenaci divulgatori e testimoni diretti, quelle conoscenze stanno riemergendo.

Appuntamento alla seconda parte.

To be continued…